
10 settembre: la prevenzione del suicidio riguarda anche i nostri anziani
Pubblicato il 10 Settembre 2026.
C’è un dato che chi lavora nell’assistenza domiciliare dovrebbe conoscere bene: in Italia gli anziani rappresentano circa il 37% di tutti i suicidi, pur essendo poco più di un quarto della popolazione. È un fenomeno silenzioso, spesso letto solo attraverso la lente della depressione senile, ma che in realtà racconta qualcos’altro: quanto la solitudine, negli ultimi anni di vita, possa diventare un peso insostenibile.
Il 10 settembre è la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per chi si occupa ogni giorno di assistenza domiciliare, operatori, caregiver familiari, coordinatori, non è un tema astratto. È qualcosa che può passare dalla porta di casa che si varca ogni mattina.
Perché la terza età è una fascia a rischio
I fattori che aumentano la vulnerabilità delle persone anziane sono diversi e spesso si sommano tra loro. La perdita del coniuge è tra i più significativi: essere vedovi è associato a un rischio di suicidio fino a cinque volte maggiore. Il pensionamento, l’uscita dei figli dalla vita quotidiana, la riduzione della rete di relazioni e il progressivo peggioramento della salute fisica concorrono a creare un restringimento del mondo della persona, che da un certo punto in poi può coincidere quasi esclusivamente con le mura di casa. A questo si aggiunge un dato specificamente italiano: il nostro Paese ha un tasso di solitudine tra gli anziani quasi doppio rispetto alla media europea. Una persona su sette non ha nessuno a cui chiedere aiuto in caso di bisogno. È un terreno su cui possono attecchire più facilmente disturbi del sonno, depressione, decadimento cognitivo, condizioni che a loro volta aumentano il rischio suicidario, in un circolo che si autoalimenta.
Il ruolo, spesso invisibile, di chi assiste
Chi entra regolarmente nella casa di una persona anziana, un operatore socio-sanitario, un familiare che se ne prende cura, una badante, è spesso l’unico osservatore quotidiano dei piccoli cambiamenti che, presi singolarmente, sembrano poco significativi, ma messi insieme raccontano una storia diversa. Perdita di interesse per cose che prima piacevano, frasi come “tanto non serve più a niente” o “sarebbe meglio se non ci fossi”, il regalare oggetti a cui teneva, un peggioramento del sonno o dell’appetito, l’abbandono della cura di sé: sono segnali che meritano attenzione, non allarmismo.
La ricerca scientifica su questo tema è incoraggiante: gli interventi che riducono l’isolamento sociale e aumentano il supporto relazionale, anche solo attraverso telefonate regolari o attività di gruppo, hanno un impatto misurabile nella riduzione della mortalità per suicidio negli anziani. In questo senso, l’assistenza domiciliare stessa, quando è fatta di presenza reale e non solo di prestazioni tecniche, è già uno strumento di prevenzione. Una visita puntuale, una conversazione che non ha fretta, la possibilità di dire come ci si sente senza sentirsi un peso: sono, letteralmente, fattori protettivi.
Cosa può fare chi assiste, in pratica
Non serve essere psicologi per fare la differenza. Serve la disponibilità a chiedere in modo diretto, senza timore che la domanda “faccia venire l’idea”: se una persona anziana esprime disperazione o parla della morte in modo insistente, chiedere apertamente se ha pensieri di farsi del male non aumenta il rischio, anzi apre uno spazio di ascolto che spesso è già un sollievo. È importante non minimizzare (“è solo stanchezza”), non lasciare la persona sola in quel momento, e coinvolgere tempestivamente il medico di famiglia, il centro di salute mentale del territorio o i servizi di emergenza quando il rischio appare concreto.
Prendersi cura di chi assiste conta altrettanto: chi lavora ogni giorno accanto alla fragilità altrui ha bisogno a sua volta di formazione, supporto e la possibilità di condividere ciò che osserva, senza portarne il peso da solo.
Se una persona che assistete mostra segnali di rischio, o se voi stessi state attraversando un momento di difficoltà, non dovete affrontarlo da soli: potete contattare Telefono Amico Italia al numero 02 2327 2327, attivo 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno, oppure il Telefono Verde Prevenzione Suicidio dell’Istituto Superiore di Sanità al numero gratuito 800 011 110. In caso di pericolo immediato, chiamate il 112.
